ottobre 23, 2016 Ivana 1Comment

Social eating e home restaurant sono attività presenti in prima linea nella nuova frontiera della sharing economy.

Il food sharing ha acquisito, negli anni della crisi dei mercati, un’identità combattiva in quanto fenomeno economico alternativo: inserendosi perfettamente nel sistema della sharing economy, funziona come uno scambio peer-to-peer tra privati. Attraverso una gestione 2.0, bypassa il sistema istituzionale delle licenze per la ristorazione offrendo comunque occasioni per mangiare con un contributo modesto, diventando così un’occasione di guadagno, seppur piccolo, da parte di chi organizza e di risparmio per chi partecipa.

Le mille definizioni della sharing economy

Volendo definire la sharing economy, altro non è che un nuovo modello economico che risponde alle sfide della crisi riuscendo a promuovere forme di consumo più consapevoli. Essenzialmente si basa sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà.




se1I tratti distintivi della sharing economy

– la condivisione ossia l’utilizzo comune di una risorsa;
– la relazione peer-to-peer tra persone, a livello orizzontale e al di fuori di logiche professionali, con una caduta dei confini tra finanziatore, produttore e consumatore;
– la presenza di una piattaforma tecnologica, che supporta relazioni digitali, dove la distanza sociale è più rilevante di quella geografica e la fiducia è veicolata attraverso forme di reputazione digitale.

Oltre agli elementi citati, bisogna poi considerare l’oggetto della condivisione: beni fisici (mezzi di trasporto ma anche vestiti, accessori, telefoni ecc.) o prodotti digitali (libri, film), spazi (case e luoghi di lavoro), competenze e idee. Segue il tempo: l’utilizzo condiviso può essere sincrono (per esempio divido la mia casa con un’altra persona) o differito (lascio la mia casa temporaneamente a un’altra persona); la proprietà e il valore dei beni e servizi.

Economia collaborativa made in Italy

Ma quali sono le piattaforme che, in Italia, si occupano di sharing economy e in cosa questi servizi si concretizzano?

Da più di un anno la directory collaboriamo.org monitora e registra i vari servizi collaborativi presenti nel nostro Paese; dal progetto è nata una mappatura dei servizi di economia collaborativa quasi tutti nati tra il 2012 e il 2013. Gli Early Adopter, per lo più uomini con livello d’istruzione elevato e residenti in grandi centri abitati, hanno utilizzato almeno una volta servizi di sharing perché propongono soluzioni innovative e rispettose dell’ambiente, favoriscono la socializzazione ma anche il risparmio economico. Tra i servizi più utilizzati quelli legati alla mobilità (car sharing), all’alloggio condiviso nel settore turismo (couchsurfing), allo scambio e baratto di beni di consumo, al settore alimentare (social eating) e altri servizi generici. Nell’immagine la divisione dei servizi collaborativi italiani per settore:untitled1

Il settore dei trasporti è uno dei settori sui quali la sharing economy offre più opzioni (con BlaBlaCar e Clubsharing). Ancor più variegate dei trasporti sono le opzioni che riguardano l’ospitalità e il pernottamento, servizi gratuiti o low cost, tra dog e house sitting o più semplicemente ripagando con un baratto il costo della struttura di accoglienza. Il couchsurfing è a costo zero: riguarda il soggiorno gratuito presso abitazioni private (Airbnb è certamente l’applicazione più conosciuta fra tutte). Gli italiani hanno invece più familiarità con le piattaforme che mettono in contatto persone per scambiare, affittare, vendere beni di consumo (Kijiji, Baratto Facile, CoseInutili, Persoperperso, Permute). Sono diversi poi i servizi che permettono di vendere oggetti usati; fra quelli più noti al grande pubblico emergono Subito e eBay. Importante il settore cultura con lo scopo di condividere in una comunità passioni comuni, siano esse percorsi di lettura, spettacoli teatrali o arte (Comprovendolibri); oppure vere e proprie biblioteche on line che favoriscono la relazione fra persone con la stessa passione (BiblioShare, Appboosha).  E ancora il settore lavoro in cui si promuove lo skill sharing ossia la condivisione della competenza (GliAffidabili, Minijob). Infine le piattaforme dedicate all’abbigliamento, con vendita dell’usato e non o per il noleggio di vestiti di marca (My secret dressing Room).

A cena con uno sconosciuto per salvare l’economia

In questo contesto il settore alimentare è particolarmente vivace, grazie probabilmente al grande interesse che oggi suscitano i temi legati al cibo: si contano molti servizi in crescita sia di origine italiana sia straniera. Se l’esperienza più social di tutti i tempi è quella che si consuma davanti a una tavola imbandita, il matrimonio fra social eating e sharing economy è perfetto. Così le case private diventano ristoranti. Per pochi o pochissimi ospiti. Il menu è online e lì s’incontrano la disponibilità degli chef e la domanda. In Italia, oltre a Gnammo, PeeopleCooks e a tutto l’universo degli home restaurant, il panorama è molto diversificato e comprende anche app pensate per utilizzi diversi dal mangiare sociale.

E così la sharing economy sta prendendo, anche in Italia, sempre più piede: alcuni ritengono che questi saranno gli anni della sua definitiva esplosione, per altri l’economia della condivisione sarà il modo per salvarci dalla crisi economica. Di certo, sempre più persone utilizzano il nuovo modello economico non solo come nuovo strumento di socializzazione ma anche per fruire di servizi utili nella vita di tutti i giorni.

Fonte: www.collaboriamo.org

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