ottobre 30, 2016 Ivana 0Comment

«È una storia d’amore la cucina. Bisogna innamorarsi dei prodotti e poi delle persone che li cucinano.»- Alain Ducasse





Da questa citazione parte il mio lavoro di tesi che oggi vi racconto dal titolo “Social eating: trend del momento o evoluzione del modello di consumo alimentare?”. L’idea di analizzare questo fenomeno, che consente di mangiare in compagnia di perfetti sconosciuti, per conoscere nuovi amici e provare esperienze divertenti, deriva da un evento di social eating recentemente vissuto nei pressi della mia città (precisamente ad Andria), in compagnia del mio ragazzo e di nuovi amici che, forse a causa anche della mia “prima volta”, mi ha regalato emozioni autentiche e fatto trascorrere momenti bellissimi. Mi è sembrato appassionante poter confrontare la mia idea, circa lo sviluppo del fenomeno, con quella di altre persone per capire se, in una qualche fascia d’età, in qualche zona d’Italia in particolare o in qualche contesto sociale di preferenza, il social eating riesce maggiormente a svilupparsi, rappresentando il frutto di un nuovo contesto economico basato sulla condivisione di beni e servizi invece che sul singolo accesso e sulla proprietà personale.immagine2

Il sondaggio come metodologia d’analisi

Per capire se il fenomeno del mangiare sociale possa rappresentare un’evoluzione del modello di consumo alimentare o semplicemente si configuri come una moda del momento, ho preparato il sondaggio, riportato qui sotto. L’indagine è stata aperta e disponibile al pubblico per 3 mesi ed è stata rivolta a un campione di 450 persone, sia maschi che femmine, provenienti da tutta l’Italia allo scopo di avere a disposizione risposte quanto più possibili uniformi.

Sesso? M/F

Fascia d’età:

Quante volte al mese mangi al ristorante?
– Mai
– da 1 a 4
– da 5 a 10
– più di 10

Che canali utilizzi per ricercare un ristorante?
– Internet
– Recensioni TripAdvisor
– Passaparola degli amici/parenti
– Esperienza pregressa nel ristorante
– Altro (specifica altro)

Quali sono i fattori che consideri quando scegli un ristorante? (attribuisci un punteggio da 0 a 5)

– Prezzi convenienti e/o rapporto qualità-prezzo
– Tipicità della cucina
– Distanza da casa/lavoro
– Location esclusiva
– Opinioni degli altri (amici/parenti/Internet)

Parteciperesti o hai già partecipato a un pranzo/cena con persone conosciute in rete?
– Sì, ho partecipato (indica la community alla quale hai partecipato).
– Non ho mai partecipato ma mi piacerebbe partecipare.
– No, non m’interessa (vai direttamente alla domanda 8).

In che veste hai partecipato o ti piacerebbe partecipare a un evento di Social Eating?

– Come cuoco
– Come ospite
– Entrambi

In un evento di Social Eating quale aspetto, secondo te, rappresenta il valore aggiunto? (attribuisci un punteggio da 0 a 5)

– Ambiente Familiare
– Genuinità e qualità dei prodotti
– Possibilità di vivere un’esperienza unica
– Scelta di una particolare location
– Possibilità di conoscere nuovi amici
– Idea di condividere per risparmiare

Quali, invece, le motivazioni avverse? (attribuisci un punteggio da 0 a 5)
– La mancanza di tempo
– L’imbarazzo di mangiare insieme a sconosciuti
– La distanza degli eventi rispetto a casa/lavoro
– L’abitudine di frequentare location già conosciute
– Il timore di essere raggirati
– La scarsa conoscenza di siti/app per lo scambio di cibo

Recentemente, hai partecipato ad attività di condivisione in settori differenti dal food? (sì/no)
– Car Sharing (Bla Bla Car, Uber)
– CouchSurfing (Airbnb, Guestoguest)
– Crowdfunding
– Sharing Fashion (My Secret Dressing Room)
– Condivisione altri beni di consumo e servizi generici (Subito, pagine dedicate su Facebook)

I risultati dell’analisi sul social eating

In merito ai fattori considerati per la scelta di uno specifico locale al primo posto per gli utenti, è importante considerare il rapporto qualità prezzo o semplicemente il prezzo conveniente del piatto proposto. Seguono, fra le motivazioni, la tipicità della cucina e le opinioni di amici e parenti che consigliano di frequentare un determinato ristorante piuttosto che un altro.

Inoltre l’analisi rileva che il 50% degli utenti non ha mai partecipato a eventi di food sharing pur dichiarandosi interessato a farlo, il 40% degli utenti non ha alcuna intenzione di prender parte a questo tipo di attività, mentre il 15% degli utenti ha già condiviso un pranzo o una cena con persone conosciute in rete. In quest’ultimo caso, gli utenti hanno utilizzato per l’organizzazione degli eventi piattaforme diverse: prima fra tutti Gnammo, seguono Eat Around, VizEat, Peoplecooks e vari home restaurant. Agli eventi in questione, gli utenti hanno preso parte o sarebbero disposti a prendervi parte, in misura maggiore come ospiti, in misura minore sia come cuochi sia come ospiti o solo come cuochi.

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Il valore aggiunto, in un evento di social eating, è maggiormente rappresentato dalla genuinità e dalla qualità dei prodotti offerta dai cuochi. Significativa è la possibilità, tramite eventi di questo tipo, di vivere un’esperienza unica e particolare e di conoscere nuovi amici. Allo stesso modo, si ritiene importante la presenza di un ambiente familiare.
Di contro, le motivazioni che impediscono, di solito, la realizzazione di un evento di social eating riguardano, soprattutto, la scarsa conoscenza di piattaforme e applicazioni dove il cuoco e gli ospiti si possano incontrare per organizzare il pranzo o la cena. Significativa è la mancanza di tempo e altri fattori come l’imbarazzo di mangiare insieme a persone mai viste prima e il timore di essere raggirati in esperienze di questo tipo.

Le conclusioni sul nuovo trend

Considerando le motivazioni che un cliente valuta nella scelta del ristorante, oggi, se il vincitore della crisi è sempre il risparmio, ecco che si guarda il costo del menu e si sceglie il pranzo più conveniente per le proprie tasche o la cena con un buon rapporto qualità-prezzo. Certo, è vero che è importante mangiar bene, consumare piatti tipici e di qualità (così come dichiarato dagli intervistati come seconda motivazione influente nelle proprie scelte) ma, in tempi di crisi, è anche importante spendere poco. nord-contro-sud

Altro dato molto interessante emerso: il 15% degli intervistati, un valore non da poco per un fenomeno così recente, ha già partecipato a eventi di social eating e/o home restaurant. Se 15 persone su 100 hanno partecipato a un evento di social eating, in particolare come ospiti ma in alcuni casi anche come cuochi, significa che il fenomeno per quasi 1/5 della popolazione è già conosciuto e significa anche che, presumibilmente, questa fascia di utenti è destinata a crescere se solo l’attività fosse più pubblicizzata e si sviluppasse con maggiore uniformità in tutte le zone d’Italia, anche al Sud, dove la conoscenza del mangiare sociale è, ad oggi, veramente limitata.
Un dato ancor più interessante riguarda il 45% degli utenti (percentuale più alta in assoluto) che non ha mai partecipato a eventi di social eating, ma vorrebbe in futuro farlo, persone, dunque, che hanno intenzione e voglia di vivere un’esperienza di questo tipo. E allora, la domanda sorge spontanea: perché se vorrebbe partecipare non lo fa?
La motivazione che, in un evento di social eating, rappresenta il valore aggiunto riguarda la genuinità e la qualità dei prodotti offerta dai cuochi, aspetto ritenuto abbastanza influente dagli intervistati. Io personalmente credo che questo non distingua propriamente gli eventi di social eating rispetto a una comune cena al ristorante; la qualità, come riportato inizialmente nel corso dell’analisi, è un elemento imprescindibile che di base non può mancare in entrambi i casi. Certo, c’è da la possibilità di assaggiare i piatti preparati con particolare cura, dato che gli chef in generale, ambiscono a offrire nel piatto servito la migliore qualità possibile. Ci si ritrova a conoscere e a gustare, oltre al piatto, anche l’atmosfera dei momenti che lo portano fino alla tavola, immersi nella memoria del presente e di ricordi passati, in una vera e propria esperienza multisensoriale. L’esperienza. Si, perché, a mio parere, è proprio l’esperienza l’elemento determinante che distingue l’evento di social eating rispetto al comune pasto fuori casa. Gli ospiti, anche se per poche ore, possono vivere in questa occasione un’esperienza unica e particolare, qualcosa che è destinata a lasciare il segno e ad essere ricordata per molto tempo.
Tutto poi è facilitato dall’atmosfera familiare che si respira in casa, un ambiente solitamente poco formale, dove ci si può ritrovare perfino a mangiare in calzini. Ovviamente qualche rischio è presente ed è collegato all’aspetto sociale in sé: ci si può ritrovare a passare una cena con persone poco simpatiche o con le quali non si ha nulla da condividere ma la conoscenza di nuove persone, l’elemento sociale, anche se negativo, rappresenta pur sempre un’esperienza costruttiva, perché permette di confrontarsi e di interagire con gli altri, scontrandosi ma anche trovando dei punti in comune.
Poco influente secondo gli utenti è, invece, l’idea di condividere il pasto insieme risparmiando in termini di costi; a mio parere, questo aspetto è comunque significativo se si paragonano i 6€ pagati dall’ospite per una cena organizzata su PeopleCooks e i 30€ e oltre per un menu di un qualunque ristorante, anche il meno chic o la trattoria fuori porta.
Parlando, invece, dei contro sono diverse le motivazioni che impediscono, di norma, la realizzazione di un evento di social eating; è soprattutto la scarsa conoscenza di piattaforme e applicazioni dove il cuoco e gli ospiti si possono incontrare per organizzare l’evento, un fattore determinante. In Italia l’attività di home restaurant o di qualsiasi altro evento di condivisione del cibo è molto recente; la maggior parte dei network del gusto sono nati pochi anni fa e alcuni di questi sono stati chiusi sul nascere. Inoltre poco uniforme è la distribuzione degli eventi nel nostro Paese visto che le città più attive sono quelle del Nord e del Centro in particolare Lombardia, Lazio e Piemonte. A questo si aggiunge la necessità, come detto in precedenza, di far conoscere gli eventi in tutte le regioni in modo da poterli rendere disponibili per una fascia più ampia di utenti. A tal proposito, appunto qualche giorno fa cercavo un evento dalle mie zone su Gnammo; bene, ne ho trovati una quarantina a Milano e uno solo nella mia zona, a Molfetta (BA), cittadina con più di 50.000 abitanti.
Altro dato importante, segnalato dagli intervistati, riguarda la mancanza di tempo. Tutti noi ci troviamo ad affrontare ritmi di vita frenetici e così il tempo viene centellinato nei rapporti umani e riempito di impegni lavorativi. Perché non dare spazio anche alle relazioni? Perché non farlo attraverso la tavola?21014553-emoticon-imbarazzato-archivio-fotografico
L’aspetto che rappresenta il vero ostacolo degli eventi di food sharing riguarda l’imbarazzo di mangiare insieme a persone mai viste prima e il timore di essere raggirati in esperienze di questo tipo. C’è chi, per carattere o per vocazione, non andrebbe mai e poi mai a mangiare a casa di perfetti sconosciuti e neanche mai ci penserebbe. Pensiamo a una persona introversa o dalla mentalità più chiusa. Per alcuni è tutta una questione di fiducia: prima di mangiare cibo preparato da un non professionista (che fra l’altro non ha alcun controllo sanitario), bisogna aver avuto modo di conoscere, almeno un pochino, quella persona. L’aspetto sociale può essere anche interessante ma un conto è parlare con qualcuno, un conto è mangiare il cibo che prepara, tanto scetticismo e troppo rischio.

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